23 febbraio 2017

Giacomo Balla


Giacomo Balla (Italian, 1871–1958), Vortice, spazio, forme

Fantasia nostra

(…) quando il tuono e il vento e il sole e gli astri e gli animali e le piante e le mura de’ nostri alberghi, ogni cosa ci appariva o amica o nemica nostra, indifferente nessuna, insensata nessuna; quando ciascun oggetto che vedevamo ci pareva che in certo modo accennando, quasi mostrasse di volerci favellare; quando in nessun luogo soli, interrogavamo le immagini e le pareti e gli alberi e i fiori e le nuvole, e abbracciavamo sassi e legni, e quasi ingiuriati malmenavamo e quasi beneficati carezzavamo cose incapaci d’ingiuria e di benefizio; quando la maraviglia tanto grata a noi che spessissimo desideriamo di poter credere per poterci maravigliare, continuamente ci possedeva; quando i colori delle cose quando la luce quando le stelle quando il fuoco quando il volo degl’insetti quando il canto degli uccelli quando la chiarezza dei fonti tutto ci era nuovo o disusato, né trascuravamo nessun accidente come ordinario, né sapevamo il perché di nessuna cosa, e ce lo fingevamo a talento nostro, e a talento nostro l’abbellivamo; quando le lagrime erano giornaliere, e le passioni indomite e svegliatissime, né si reprimevano forzatamente e prorompevano arditamente. Ma qual era in quel tempo la fantasia nostra, come spesso e facilmente s’infiammava, come libera e senza freno, impetuosa e instancabile spaziava, come ingrandiva le cose piccole, e ornava le disadorne, e illuminava le oscure, che simulacri vivi e spiranti che sogni beati che vaneggiamenti ineffabili che magie che portenti che paesi ameni che trovati romanzeschi, quanta materia di poesia, quanta ricchezza quanto vigore quant’efficacia quanta commozione quanto diletto.

— Giacomo Leopardi, Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica

22 febbraio 2017

Buonanotte del 22 febbraio 2017

Ammiro chi resiste, chi ha fatto del verbo resistere carne, sudore, sangue, e ha dimostrato senza grandi gesti che è possibile vivere, e vivere in piedi anche nei momenti peggiori.

— Luis Sepúlveda

Massimo Forzani


Museo

Ichna

Ci sono piatti, ma non appetito
Fedi, ma non scambievole amore
da almeno trecento anni.

C’è il ventaglio – e i rossori?
C’è la spada – dov’è l’ira?
E il liuto, non un suono all’imbrunire.

In mancanza di eternità hanno ammassato
diecimila cose vecchie.
Un custode ammuffito dorme beato
con i baffi chini sulla vetrina.

Metalli, creta, una piuma d’uccello
trionfano in silenzio nel tempo.
Ride solo la spilla d’una egiziana ridarella.

La corona è durata più della testa.
La mano ha perso contro il guanto.
La scarpa destra ha sconfitto il piede.

Quanto a me, credete, sono viva.
La gara col vestito non si arresta.
E lui quanta tenacia mi dimostra!
Vorrebbe viver più della mia vita!

Wisława Szymborska

21 febbraio 2017

Buonanotte del 21 febbraio 2017

L’unica maschera concessa nella vita è nascondere il proprio dolore dietro un sorriso per non perdere la propria dignità.

— Alda Merini

Robert Lynn


Libertà

Non sapevo che la libertà non è una ricompensa, né una decorazione che si festeggi con lo spumante; e neppure un regalo, una scatola di leccornie. Oh! No, anzi è un lavoro ingrato, una corsa di resistenza molto solitaria, molto estenuante. Niente spumante, niente amici che levano il bicchiere guardandoti amorevolmente. Solo in un aula tetra, solo sulla pedana al cospetto dei giudici, e solo a decidere, di fronte a se stessi o al giudizio altrui. Alla fine di ogni atto di libertà, c'è una sentenza; per questo la libertà pesa troppo, specie quando si ha la febbre, o si è inquieti, o non si ama nessuno.

— Albert Camus

20 febbraio 2017

Buonanotte del 20 febbraio 2017

Non si guarisce mai da ciò che ci manca, ci si adatta, ci si racconta altre verità.

— Margaret Mazzantini

Stephanie Shank


Il destino delle donne

«Il destino delle donne non è fare figli, ma vivere», ci dice, con affetto: è una frase che, ultimamente, potrebbe capitare di sentire in bocca pure a qualche maschio. Nel 1978, in Lui! Visto da lei, scrisse: “se un uomo si dichiara femminista non c'è un minuto da perdere: su le mutande e via, senza pensarci un minuto". Avendo un'intelligenza baciata dal dono della leggerezza, Natalia Aspesi ha sempre volato altissimo. Di quando la fecero inviata a Il Giorno, dice che fu «non per bravura, intendiamoci, ma perché non volevano donne in redazione». Lo racconta senza piagnistei come sempre, perché: “nei piagnistei finirà il mondo”, diceva Eliot. Natalia Aspesi ci ha fatto sorridere tutte le volte che ha preso parola, tutte le volte che ha scritto: raro per una femminista. Che poi, tanto, in una parola non si contiene nessuno, men che meno una come lei. Di certo, Natalia Aspesi dalla parte delle donne c'è sempre stata e senza pietismo: le ha strigliate. Le ha dipinte senza sconti: le “sorellastre”, le “coniugate” (si deve leggere, imperativamente, il suo Delle donne non si sa niente). Pure delle mamme ha avuto il coraggio di denunciare i limiti odiosi e le sciocchezze, decenni fa, quando non era affatto semplice come adesso (perché adesso, ha scritto la sociologa Camille Paglia, le donne sono impegnate a cancellare ogni retorica della maternità). Un coraggio di cui ci si figura la vastità solo tenendo a mente che lei, mamma, non lo è diventata mai.
Com'è stato non avere figli?
Un caso. Quando avrei potuto farli non li ho fatti, non sono venuti e siccome non li desideravo nemmeno non ho fatto nulla per averli.
Anche non essere madre può essere un caso?
A volte ci sono delle ragioni. Alcune donne rinunciano a diventarlo perché pensano che sia un legame troppo forte.
Per esempio le donne in carriera che vogliono evitare troppi legami?
Quelle che fanno carriera in realtà sono le donne che fanno più figli: se li possono permettere. Le prime donne di peso nella finanza, nell'industria e in tutte le professioni prima esclusivamente maschili, hanno sempre avuto molti figli. Ai miei tempi, persino quattro o cinque per ognuna di loro, forse anche perché volevano dimostrare che fare carriera non le mascolinizzava, non le spingeva a vedere nei figli un fastidio né un ostacolo.
E ora l'esigenza di essere genitori è ancora più diffusa Smania non solo delle donne, ma anche delle famiglie omogenitoriali.
Ache gli omosessuali, adesso, stanno cascando nella trappola per cui costruire una famiglia è il solo mezzo per legittimarsi?
Oggi gli omosessuali desiderano dei figli perché sanno di poterli avere. Nell'Inghilterra dell'Ottocento, quando essere gay era un reato, di certo non poteva venire nemmeno in mente la prospettiva di costruire una famiglia. Succede oggi perché la scienza ti consente di avere figli anche se non vai a letto con una donna.
Nessuna brama di riconoscimento sociale, allora?
Diventare padre non dà alcun riconoscimento neppure agli eterosessuali. Anzi, per tutti i maschi è ancora più complicato: per la prima volta devono fare i conti con tutti gli oneri e le difficoltà che avere un figlio comporta. Si scontrano con la loro inadeguatezza.
Non crede che sia più difficile, invece, oggi, essere madre?
E’ più difficile essere padri, invece. Fare i mammi, portare il passeggino, togliere il pannolino, accompagnare a scuola, insomma essere più presenti, non è sufficiente. I figli vanno cresciuti, allevati, bisogna insegnar loro a vivere: tutto questo gli uomini non sono più capaci di affrontarlo.
Emanuele Trevi ha scritto che i padri che portano il passeggino e fanno il bagnetto ai figli stanno eliminando l'Edipo: un danno che stima incalcolabile.
Avrà le sue ragioni, non discuto. Ma mi chiedo perché un padre non dovrebbe fare il bagnetto a suo figlio. Il problema è quello che deve scattare dopo, quando un bambino non è più un bambolotto che non deve solo soddisfare bisogni primari. Perdendo l'autorità che prima dava loro il diritto/dovere di rimproverare, ammonire e punire, i padri sono, adesso, perduti.
Non crede che, invece, stiano scoprendo la tenerezza?
Non stanno scoprendo un corno. A mettere pannolini sono bravi tutti: allevare è un altro paio di maniche.
Che ne dice, invece, delle donne che parlano esclusivamente dei propri figli, facendo sentire pure più stronze chi non ne ha?
Non hanno altro nella vita. Ho amiche che sono madri e nonne: non mi hanno mai parlato di figli e nipoti, pur adorandoli
Mai?
Perché distinguono la vita intima da quella sociale. Sono donne intelligenti che amano, lavorano, leggono e che dei propri figli non parlano; non ne menano vanto. Perché i figli non sono la loro unica fonte di gioia. Mi spiace molto per le ragazze che non hanno altri argomenti: io preferisco quelle che raccontano dei loro amanti.
E di quelle che ritengono la maternità il peggiore nemico della libertà femminile?
Non ne conosco.
Non ha letto No Kids. 40 ragioni per non fare figli di Corinne Maier? In America ha fatto il boom.
Arriverà presto anche “40 ragioni per fare figli”. Si tratta di giochi editoriali, che di certo nascono da un'assunzione reale: si può vivere senza figli. Ciò che è davvero importante è che stiamo finalmente archiviando l'idea per cui essere madri sia il destino delle donne. Il destino delle donne è vivere.
E essere madri?
Fare figli è una scelta, così come non farne: questa libertà fondamentale è la più grande conquista femminile.
Allora l'istinto materno non è universale?
Il fatto che oggi molte donne desiderino assolutamente avere figli non c'entra nulla con l'istinto materno.
Come no?
Ha a che fare con l'incapacità di accettare che le relazioni d'amore finiscono e che anche il matrimonio è una società al cui interno, dopo qualche anno, la passione si attenua.
I figli per molte donne sono il sostituto della passione? Vuole dire questo?
Ci si aspetta che che sostituiscano l'amore che svanisce e che si pretende non cambi mai forma, né intensità. Come se poi, peraltro, fare i genitori fosse una passeggiata: non c'è nulla di più complesso, è una responsabilità che travalica chi la ha, comporta molte rinunce. E poi, sai cosa le dico?
Cosa?
Ci sono troppi bambini! Se al mondo ne facessero di meno, staremmo meglio.
Che ne pensa di alberghi e ristoranti in cui l'accesso è proibito ai bambini troppo piccoli?
Giustissimo. Se i genitori non li sanno più educare, che li tengano in casa. Non capisco per quale ragione dovrei sopportare un antipatico bambino che non so chi sia, rovinandomi la serata. D'altronde, di ristoranti e alberghi per famigliole noiose è pieno il mondo.

— Natalia Aspesi, La libertà di non fare figli è la più grande conquista femminile, intervista di Simonetta Sciandivasci, LINKIESTA, 27 Febbraio 2016

Pierre Boulle

agenda letteraria

Il 20 febbraio del 1912, nasce ad Avignone (Vaucluse) lo scrittore francese Pierre Boulle, autore ed "Il pianeta delle scimmie".


L'essenziale è che questi ragazzi
abbiano la sensazione di
essere sempre comandati
da noi, e non da queste
scimmie. Finché si regoleranno
in base a questa idea,
saranno soldati
e non schiavi.

(Il ponte sul fiume Kwai)

19 febbraio 2017

Buonanotte del 19 febbraio 2017

Vi siete mai chiesti se siamo noi a creare certi momenti nella vita o se sono quei momenti che creano noi?

— One Tree Hill

Gerhard Richter


Gerhard Richter (German, b. 1932), 15. Nov. 06, 2006

Vita

La vita non è questa noia distillata in cui da sette eternità si fa macerare la nostra anima, non è questa infernale morsa in cui ammuffiscono le coscienze, e che ha bisogno di musica, di poesia, di teatro e di amore per esplodere di quando in quando, ma così poco che non vale la pena di parlarne. L’uomo della terra si annoia a morte, e così profondamente dentro di sé che ora non lo sa più. Si corica, dorme, si alza, passeggia, mangia, scrive, inghiotte, respira, caca come una macchina abbassata di tono, come un rassegnato seppellito nella terra dei paesaggi e che il paesaggio ha soggiogato come un servo che è stato avvinto al ceppo d’un cattivo corpo, e sottoposto a letture, buongiorno, buonasera, come sta, il tempo è bello, la pioggia rinfrescherà la terra, dicono i bollettini d’informazione, venga a prendere il tè, il trictrac, le carte, le bocce, il gioco della dama e gli scacchi, ma non è di questo che si tratta, voglio dire che non è questo a definire la vita immonda in cui viviamo. Quel che la definisce è che ci hanno distillato, a noi tutti, le nostre percezioni, le nostre impressioni, e che le viviamo solo al contagocce, respirando l’aria dei paesaggi dall’alto e dal bordo e l’amore dall’esterno del paniere, senza poter prendere tutto il paniere. E non che l’amore non abbia anima, è l’anima dell’amore a non esserci più. Con me l’assoluto o niente, ed ecco quel che ho da dire a questo mondo che non ha né anima né agaragar.

— Antonin Artaud, Lettera a Henri Parisot, 9 ottobre 1945

18 febbraio 2017

Buonanotte del 18 febbraio 2017

L’ordine è necessario per non perdersi, il disordine per ritrovarsi.

— Ewa Radomska

Joe Papagoda


Hans Magnus Enzensberger

il sabato poesia

Opzioni per un poeta

Con parole diverse
dire la stessa cosa,
sempre la stessa.
Sempre con le stesse parole
dire una cosa del tutto diversa
o la stessa in modo diverso.
Molte cose non dirle,
o dire molto
con parole che non dicono niente.
Oppure tacere in modo eloquente.

Beppe Fenoglio

agenda letteraria

Il 18 febbraio del 1963, muore a Torino il partigiano e scrittore Beppe Fenoglio


Alba la presero
in duemila
il dieci ottobre e la
persero in duecento
il due novembre
dell'anno 1944.

(I ventitré giorni della città d'Alba)

17 febbraio 2017

Buonanotte del 17 febbraio 2017

Il tempo non è stabile. Fa dei giri strani. Si interrompe e poi riprende. Si ferma e riparte. Il tempo ama confondere chi lo crede lineare.

— Edvania Paes