18 novembre 2017

Adam Zagajewski

il sabato poesia

Zone di silenzio

L’esuberanza del mondo
ci lascia spesso impotenti,
non siamo in grado di distinguere
che pochi frammenti,
piccoli brandelli.
Lo stesso capita
quando ci soffermiamo davanti a una tela,
a un quadro esposto in un museo:
dobbiamo allontanarci qualche passo
per abbracciarlo tutto.
La solitudine sono proprio
questi pochi passi di distanza.
Ci sono due ricchezze,
due forze molto simili,
per quanto completamente distinte.
Una è immanente al mondo
e all’uomo che agisce,
combatte e ama.
Il suo creatore è Dio.
L’altra si esprime attraverso dipinti,
libri, musica o film,
ed è un’eco della prima.
Il suo creatore è l’uomo.
La solitudine è la zona di silenzio
che c’è tra questi due frastuoni.

(da Solidarność i samotność, 1986)

Edoardo Ferravilla

agenda letteraria

  Il 18 ottobre del 1846 nasce a Milano Edoardo Ferravilla


Ma la pussee bella meraviglia
del Domm, l'è nostra
Madonnina dorata che l'è fina
on peccaa che la sia minga a
portada de man. Donc vosemm
insemma! Evviva Milan!

(da Tecoppa & C., un atto di Edoardo Ferravilla e Carlo Rota)

17 novembre 2017

Buonanotte del 17 novembre 2017

Tutto passa. Le sofferenze, i tormenti, il sangue, la fame e la pestilenza. La spada sparirà, e le stelle invece rimarranno, quando anche le ombre dei nostri corpi e delle nostre azioni più non saranno sulla terra. Le stelle saranno allo stesso modo immutabili, allo stesso modo scintillanti e meravigliose. Non esiste uomo sulla terra che non lo sappia. Perché allora non vogliamo la pace, non vogliamo rivolgere loro il nostro sguardo? Perché?

— La guardia bianca, Michail Bulgakov

Emil Carlsen


 Copper Kettle

Mi sa...

Mi sa che è questo il mio limite: mi mancano le conclusioni, nel senso che ho l’impressione che niente finisca mai veramente. Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d’amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi. Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico rallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati.

16 novembre 2017

Buonanotte del 16 novembre 2017

Nella mia vita non mi sono mai contraddetto per la semplice ragione che su qualsiasi cosa ho sempre avuto due opinioni: la mia e il suo contrario.

— Mario Soldati

Jackie Laird


Sheep in field, Arbroath Road, Carnoustie - Jackie Laird

Sipario

Ogni giorno mi cade di dosso una illusione, una alla volta o tante insieme, come le foglie dai platani sotto casa, e al loro posto non rimane una cicatrice, come avrei pensato qualche tempo fa, ma una pelle nuova, una sensibilità più acuta che spalanca la visione che il senso è qui, ora, davanti, dietro, dentro, sopra, sotto, in profondità, in superficie alle cose e alle persone, dipende dal vento, dipende dalla siccità, dipende dalla luce, dipende ...da me. Vorrei solo non rimpiangere di aver tralasciato qualcosa di essenziale, che ancora non ho districato dall'inutile, come un fiore soffocato dalle erbacce, quando verrà il momento di chiudere il sipario.
Pelle nuova

15 novembre 2017

Buonanotte del 15 novembre 2017

[...] il vivere mi inorridisce e affascina, siamo minimi microbi in bilico distratto tra disperazione e presunzione.

— Danilo Dolci

Malene Landgreen


Un parere in merito alla pornografia

Ichna

Non c’è dissolutezza peggiore del pensare.
Questa licenza si moltiplica come gramigna
su un’aiuola per le margheritine.

Nulla è sacro per quelli che pensano.
Chiamare audacemente le cose per nome,
analisi spinte, sintesi impudiche,
caccia selvaggia e sregolata al fatto nudo,
palpeggiamento lascivo ditemi scabrosi,
fregola di opinioni – ecco quel che gli piace.

In pieno giorno o a notte fonda
si uniscono in coppie, triangoli e cerchi.
Poco importa il sesso e l’età dei partner.
I loro occhi brillano, gli ardono le guance.
L’amico travia l’amico.
Figlie snaturate corrompono il padre.
Il fratello fa il ruffiano per la sorella minore.

Preferiscono i frutti
dell’albero vietato della conoscenza
alle natiche rosee dei rotocalchi,
a tutta questa pornografia in definitiva ingenua.
I libri che li divertono non sono illustrati.
Il loro unico svago – particolari frasi
segnate con l’unghia o a matita.

È spaventoso in quali posizioni,
con quale sfrenata semplicità
l’intelletto riesca a fecondare l’intelletto!
Posizioni sconosciute perfino al Kamasutra.

Durante questi convegni solo il tè va in calore.
La gente siede sulle sedie, muove le labbra.
Ognuno accavalla le gambe per conto proprio.

Un piede tocca così il pavimento,
l’altro ciondola liberamente nell’aria.
Solo ogni tanto qualcuno si alza,
si avvicina alla finestra
e attraverso una fessura delle tende
scruta furtivo in strada.

Wisława Szymborska

14 novembre 2017

Buonanotte del 14 novembre 2017

Non era nei piani? Non importa. I piani non servono a niente, i piani sono illusioni perché la vita sembri meno ripida.

— Enrica Tesio

Mario Radice


Gradini

Come ogni fior languisce e
giovinezza cede a vecchiaia,
anche la vita in tutti i gradi suoi fiorisce,
insieme ad ogni senno e virtù, e può durare eterna.
Quando la vita chiama, il cuore
sia pronto a partire ed a ricominciare,
per offrirsi sereno e valoroso ad altri,
nuovi vincoli e legami.
Ogni inizio contiene una magia
che ci protegge e a vivere ci aiuta.
Dobbiamo attraversare spazi e spazi,
senza fermare in alcun d’essi il piede,
lo spirto universal non vuol legarci,
ma su di grado in grado sollevarci.
Appena ci avvezziamo ad una sede
rischiamo d’infiacchire nell’ignavia:
sol chi e’ disposto a muoversi e partire
vince la consuetudine inceppante.
Forse il momento stesso della morte
ci farà andare incontro a nuovi spazi:
della vita il richiamo non ha fine….
Su, cuore mio, congedati e guarisci…
Herman Hesse

13 novembre 2017

Buonanotte del 13 novembre 2017

Continuerò ad azzardare, a cambiare, ad aprire la mente e gli occhi, rifiutando di lasciarmi incasellare e stereotipare. Ciò che conta è liberare il proprio io: lasciare che trovi le sue dimensioni, che non abbia vincoli.

— Virginia Woolf

Bruno Munari


Preambulando

In quell'angolo il tempo era inchiodato in una posizione di ombre inalterabili, continuava a risuonare il vento che lui una volta disse di aver registrato per dimostrare che faceva lo stesso rumore dell'oceano. In quell'angolo la notte sembrava un plastico, con il cartello col nome delle vie eretto a sfidare qualunque cosa la notte avesse deciso di portare.
E infatti dai margini del quartiere salivano dei personaggi variopinti: un africano cantando del soul rauco in inglese che non si accorse di loro, appoggiati sul muretto; due donne molto truccate e ancora più impaurite e un uomo in completo che sembrava essere appena uscito dall'ufficio, giusto poco dopo la mezzanotte della vigilia. "Dovrebbe lavorare di meno" è stato il pensiero corale.
-Sai perché non è come l'oceano? chiese lei a voce bassa nonostante il frastuono dei petardi, perché sembrasse meno aggressivo sfidare apertamente la teoria dell'equipollenza sonora di un musicista.
-Perché?
-Perché sull'oceano non ci sono le foglie che grattano cerchi contro l'asfalto.
Su quelle strade alte del quartiere, quello che ora arrivava della bora che fino a poco tempo fa li aveva spettinati, era appena un soffio stordito che faceva volteggiare due o tre foglie e lasciava intuire gli ultimi scoppi, e basta.
-Hai ragione, rispose lui con finto tono di sconfitta.
-Tranne forse che a Bahia Blanca.
Quanto può durare la prefazione di un bacio? Capirono che gli era sfuggito dalle bocche, più che dalle mani, che si era allontanato dall'obiettivo distratto dalle parole che grattavano per terra invece di stamparsi come si può stampare un bacio su una bocca.
- I tuoi occhi sono due mattine sincrone, disse aspirando le due "s" nel modo più sudamericano che riuscì e, bevendo, visto che c'era, ogni pensiero di lei d'un solo fiato, senza chiudere gli occhi, gustandoli, senza fare troppo rumore per appoggiare il bicchiere.
Lei ricordò quelli che invece fanno chiasso coi bicchieri, quelli rozzi, quelli che e ne andavano senza pagare il conto, senza riconoscere la qualità del vino e la voce del titolare che urlava "meglio, e non tornare" mentre una signora sulla barra insisteva nel fingere giovinezza a furia di scollature e lo guardava con desiderio perché che ti serve un whisky è sempre interessante, ma lo è ancora di più dopo il secondo whisky.
Non rispose proprio ma si chiese in silenzio, dove l'avrebbe portata lui, con quella camminata elastica e il tragitto ruminante; lui che registrava i suoni del vento.
-Al primo angolo buio, rispose come se le avesse letto il pensiero e finalmente la baciò.
Ed era vero.

12 novembre 2017

Buonanotte del 12 novembre 2017

A volte non hai il tempo di accorgertene, le cose capitano in pochi secondi. Tutto cambia. Sei vivo. Sei morto. E il mondo va avanti. Siamo sottili come carta.

— Charles Bukowski

Siro Penagini


Siro Penagini (Italian, 1885-1952), Tavola con zucche, 1916

L’altra verità

Si parla spesso di solitudine, fuori, perchè si conosce un solo tipo di solitudine. Ma nulla è così feroce come la solitudine del manicomio. In quella spietata repulsione da parte di tutto si introducono i serpenti della tua fantasia, i morsi del dolore fisico, l’acquiscienza di un pagliericcio su cui sbava l’altra malata vicina che sta più su. Una solitudine da dimenticati, da colpevoli. E la tua vestaglia ti diventa insostituibile, e così gli stracci che hai addosso perchè loro solo conoscono la tua vera esistenza, il tuo modo di vivere. In manicomio ero sola; per lungo tempo non parlai, convinta della mia innocenza. Ma poi scoprii che i pazzi avevano un nome, un cuore, un senso dell’amore e imparai, sì, proprio lì dentro, imparai ad amare i miei simili. E tutti dividevamo il nostro pane l’una con l’altra, con affettuosa condiscendenza, e il nostro divenne un desco famigliare. E qualcuna, la sera, arrivava a rimboccarmi le coperte e mi baciava sui corti capelli. E poi, fuori, questo bacio non l’ho preso più da nessuno, perchè ero guarita. Ma con il marchio manicomiale.

Alda Merini "Diario di una diversa"